lunedì 5 novembre 2007

Abha Trophy: una gara, una vacanza, tante emozioni

Mi accingo solo ora, un paio di giorni dopo aver lasciato l'Arabia Saudita, a scrivere di questa bellissima avventura, i cui ricordi mi rimarranno per sempre. Avrei voluto farlo in diretta, ma purtroppo non vi sono riuscito: spero di non dimenticare quindi alcun particolare. Prima di partire sapevo che sarebbe stato un qualcosa di fantastico... ma non avrei mai pensato in questa misura. Descriverò giorno per giorno, ognuno più intenso dell'altro, sin dal primo istante...





GIORNO #1 - Pronti, partenza... via!

Le prime due giornate sono dedicate al viaggio. Appuntamento alle 16 in aeroporto con Giuseppe "Pippo" Lamastra, e dopo il check-in ci portiamo verso l’imbarco. Grande preoccupazione, ovviamente, per i bagagli e soprattutto per le bici... poichè ci sarà anche da cambiare aereo, cosa che raddoppia le probabilità di perderle etc. Primo volo per Zurigo, passa liscio ed in fretta. Arrivati in aeroporto abbiamo 25 minuti per prendere la coincidenza per Parigi, fortunatamente l’aeroporto è piccolo ed abbiamo quindi il tempo di mangiarci un muffin, poichè sono già quasi le 20. Saliamo sul volo, ed alle 22 circa ritiriamo i bagagli, tra i quali fortunatamente ci sono le bici. Cerchiamo un bar, ma sono tutti chiusi... ci ferma una persona, probabilmente algerina, che ci chiede se abbiamo bisogno di un taxi. Ok, ci serve... ed anche spazioso perchè i bagagli sono veramente voluminosi. Ci propone 80 Euro per fare i 5 km di strada che ci separano dall’hotel, sembrano una follia ma purtroppo non c’è alternativa. Arriva quindi con un furgoncino nero, con vetri oscurati, senza alcuna insegna di taxi. Dobbiamo fidarci per forza... saliamo e dopo una decina di minuti arriviamo all’hotel. Portiamo i bagagli in camera, vorremmo cenare ma anche lì è tutto chiuso... a parte il muffin ed un mini-panino in aereo non abbiamo mangiato nulla. Prenotiamo quindi due taxi per il giorno seguente, poichè ci assicurano che comunque pagheremo di meno. Andiamo filati a letto, domattina appuntamento alle 8 in aeroporto.


GIORNO #2: Parigi - Abha

Alle 7.10 siamo in piedi, ci cambiamo e senza far colazione carichiamo i bagagli sui taxi che puntuali ci attendono alle 7.30. Saliamo ognuno su una vettura, ma il mio entra in un tunnel spazio-temporale che tuttavia ci permette di arrivare contemporaneamente a destinazione. Deduco che sia andata così perchè la mia tariffa è di ben 10 euro superiore rispetto a quella di Pippo, per un solo quarto d’ora di viaggio. Arrivati in aeroporto, nel terminal più piccolo e senza negozi di Charles Des Gaulles, ci fiondiamo ad un bar per far colazione con un paio di brioches. Scopriamo subito che l’aereo partirà alle 15.30, e non alle 11.00 come previsto. L’attesa è lunghissima... dopo un’oretta e mezza è ora della seconda colazione, e nel frattempo incontriamo gli organizzatori ed i compagni di avventura. C’è un po’ di tutto, qualche corridore forte e qualche “passeggiatore”. L’organizzatore ci presenta alcune persone, raduniamo i bagagli e si va a pranzo. Optiamo per un primo confezionato, da scaldare al microonde... alla fin fine non è male. Dopo il check in ci prepariamo per l’imbarco, ma... è tutto rimandato di un’ora. Siamo in aeroporto sin dalle 8 del mattino, non ce la facciamo già più... alle 17 finalmente siamo seduti sull’aereo. I posti sono strettissimi, il viaggio durerà sei ore, non proiettano film ed io non ho niente da leggere e neanche musica da ascoltare. Le ultime due ore sono le peggiori, giaccio con la testa appoggiata al finestrino, inerme. Atterriamo finalmente in Arabia Saudita, sono le 00.10 locali. La temperatura è buona, non fa freddo ma neanche caldo... siamo sui 15 gradi, ma subito mi colpiscono gli odori, diversi e nuovi. Rapidamente passiamo la dogana, senza intoppi, recuperiamo le valigie ed usciamo dall’aeroporto. Ci attendono dei locals che lanciano valigie e bici nel cassone di due camion, noi saliamo su pulmini in stile hippy che avranno forse una quarantina d’anni. Arriviamo in hotel e c’è preparato uno spuntino per noi, ci balza agli occhi il suo lusso e lo sfarzo che tuttavia non ha nulla a che vedere con l’arte islamica. Potremmo dire che l'hotel è in stile occidentale... ma se fosse qui in Europa lo definiremmo orientale: una via di mezzo, insomma. Sono quasi le due e mezza, e si va a letto.


GIORNO #3 : Cominciamo MALISSIMO!!!

Il primo giorno in Arabia prevede l'acclimatamento, e la sistemazione dei mezzi. E' così quindi che ci svegliamo piuttosto tardi, alle 9.45 locali, per fare un'abbondante colazione. La conferenza stampa prevista per le 11 è rimandata alla sera alle 18, quindi la mattinata è libera... scendiamo a preparare le bici. Le tiriamo fuori dalle borse, fortunatamente non hanno subito danni... c'è un gran daffare, tutti armeggiano di fronte ai propri mezzi, il livello delle bike è molto alto. Terminate queste operazioni preliminari, scattiamo qualche foto di gruppo dopo di che è già ora di pranzo. Nel pomeriggio, dopo un attimo di riposo, decidiamo di uscire a fare una pedalatina per controllare che sia tutto in ordine. Ci sconsigliano di andare verso la città, ma di recarci verso monte poichè gli automobilisti non sono per nulla abituati alle biciclette. Percorriamo il primo strappo, facciamo una fatica incredibile... "sarà la stanchezza del viaggio", ci diciamo... hey ma il cardio segna più di 2200 metri di quota!!! "No, non è possibile... si sarà sballato durante il tragitto in aereo..." Ebbene sì, ci informiamo e la città di Abha effettivamente è a 2300 metri di altezza: altro che Livigno!!! La prima salita è dura, da una casa escono dei bambini... molto incuriositi... dopo un po' li ritroviamo che lanciano grosse pietre nell'abisso, un precipizio profondissimo. Tanto per rimanere in tradizione, sento che la catena fa strani rumorini... finchè si incastra tra le corone. La estraggo, con grosse difficoltà... e proseguiamo. Dopo un po' lo stesso, guardo... e c'è una maglia completamente strappata, alla pedalata successiva spacco la catena: mannaggia!!! Scendo per ripararla, anzi la porto direttamente al meccanico perchè non trovo l'attrezzino: me la cambia, meglio così... Riparto, Pippo ha continuato la salita così provo ad andargli incontro: dopo qualche km non lo trovo, e visto che sono in giro da solo ho un po' di paura, inoltre le macchine suonano e rallentano... (le paure si riveleranno infondate poichè sorridono e salutano) quindi torno indietro, gironzolo un po' e lo ritrovo. Alla conferenza stampa ci illustrano quali saranno le tappe, capiamo subito che ci sarà da divertirsi... domani si comincia.


GIORNO #4 - Il deserto

La sveglia suona prestissimo, alle 6.30 locali... ma il nostro bioritmo è ancora occidentale. Saliamo sui pulmini, vecchissimi, per portarci verso la partenza della prima tappa. Nel frattempo abbiamo consegnato i nostri zaini, poichè passeremo la notte nel deserto, e torneremo all'hotel dopo due giorni. La strada in bus sembra non finire mai, ma finalmente arriviamo a destinazione e posso toccare con mano il deserto. Bellissima la distesa di sabbia, con arbusti e rocce, nel mezzo del quale si staglia lo striscione gonfiabile dell'Abha Trophy: da pelle d'oca! Dopo quindici minuti è ora di partire, gli organizzatori ci consigliano di stare in gruppo, quantomeno i primi, poichè la gara la si deciderà più avanti, nelle tappe di montagna. Io e Pippo, quindi, ci mettiamo in 4^-5^ fila... e viene dato il via. Il consiglio non viene rispettato, i primi stradoni vengono percorsi a quaranta all'ora... tanto che dopo pochi km perdo già i primi. Nel frattempo posso subito far conoscenza con i percorsi che caratterizzeranno in particolare le prime due tappe: sabbia profonda, nuda roccia e tante, tante pietre. E tanti, tanti arbusti spinosi. Se ne vanno quindi i primi tre, i due belgi Vermeulen e Coddens, e Pippo. Io rimango indietro con un gruppetto di 4-5, ma dopo un po' ci si sgrana poichè in molti scattano (per quale motivo, poi, non è dato a sapersi). Si passa la metà di gara, più pedalo e più mi sembra di ingranare... all'inizio la quota e la polvere non mi facevano essere molto brillante. Non ho il contakm, ma so che manca poco... a testa bassa spero di rientrare sul francese davanti a me, ma l'ho perso di vista. Spingo, spingo, spingo... ed esco sull'asfalto, ad un incrocio con delle casette. E ora dove vado?!? Mi guardo intorno: no, non è possibile, ho sbagliato strada... ma dove? Ritorno indietro, per ripercorrere la strada. Mi volto ma, non avendo alcun punto di riferimento, non riesco ad orientarmi nè a capire da dove sono venuto... aiuto... Torno indietro pian pianino, ci sono molte piste che si intrecciano e spero di non prenderne una sbagliata. Finalmente trovo un punto che riconosco, cavolo bisognava girare a destra!!!!! Mi rimetto a tutta, molto innervosito... arriverò al traguardo in sesta posizione. Siamo in un tendonato, per il bivacco... ovviamente non ci sono docce e comfort, solo un "lavandino" di lamiera, ma ci sarà da divertirsi. Ci sdraiamo sotto uno dei tendoni... si sta benissimo... fuori il sole picchia implacabile, ma lì dentro c'è un po' d'ombra. Si sta talmente bene che mi addormento... Si passa il tempo mangiando tramezzini e bevendo acqua + redbull, alle 16.30 c'è organizzata una visita ad una fattoria con i cammelli ma a dire la verità non sono molto interessato, decido di rimanere. Ho tempo per gironzolare attorno ai roccioni granitici, sulle cui sommità siedono dei babbuini... inoltre altri animali si aggirano in quel posto davvero "desertico". Arriva la sera e l'ora di cena: dopo aver conquistato un buon posto per dormire cambiamo tendone, dove sono già preparati dei vassoi colmi di riso e carne. Ci sediamo attorno, si deve mangiare rigorosamente con le mani e rigorosamente con la mano destra... la sinistra è impura: dura la vita per i mancini! Con qualche difficoltà mangiamo, la carne di capra ha un sapore un po' strano e a dire la verità quella testa con orecchie ed occhi che affiorano dal riso ci inquieta un attimino... ma alla fine siamo sazi, e contenti per il gruppo. Solo i belgi mangiano panini seduti in un angolo, domani la sfida sarà "carne di capra vs tramezzino". Si va a letto, ci infiliamo nei sacchi a pelo ad un orario non ben precisato... sappiamo solamente che ad un certo punto, di botto, si spengono le luci.


GIORNO #5 - Let's get lost!

Ad un certo punto mi sveglio che fa freschino... con uno spicchio d'occhio semi aperto vedo che c'è già luce, quindi per entrambi i motivi mi infilo ancora di più nel sacco a pelo coprendomi fino alla testa, e mi riaddormento. Dopo una mezz'oretta (penso) mi sveglio di nuovo: tiro fuori il naso dal sacco a pelo, ma si infreddolisce subito: brrrrr... si sveglia anche Pippo, e vediamo che i due belgi, in maglietta e pantaloncini, rientrano in quel momento da una sgambatina: che voglia! Con calma si fa colazione, seduti in terra, e quando finalmente il sole fa capolino dalle collinette rocciose si pedalicchia un poco, preparandoci alla seconda tappa desertica. Arriva il momento di partire, riesco a tenere il primo gruppetto perchè non vanno a stra-tutta. Coddens buca, rimaniamo io, Pippo e Vermeulen. Quest'ultimo accelera spesso nella sabbia, io non ho tutta quella potenza... e mi stacco. Ma non prendo tantissimo... nei lunghi drittoni li vedo davanti... e dietro non si vede nessuno, solo in un punto in salita vedo un francese dietro di me, a circa 3 minuti. Ok, sono terzo... voglio la medaglia!!! Mancheranno una dozzina di km all'arrivo, discesone, e.... fettuccia in mezzo ad una strada: cosa indicherà? Proseguire dritto oppure svoltare a sinistra?!? Mmmhhh... forse svoltare a sinistra? Proviamo! Proseguo per dei saliscendi, sempre da solo... nei tratti di sabbia però non vedo tracce di bici, e questo mi preoccupa anche se sono solo due i corridori davanti a me. Decido di proseguire, no dai non posso aver sbagliato ancora... strappo su roccia, discesa, e mi ritrovo ad un laghetto. La strada finisce lì!!! Ma non è possibile, anche oggi ho sbagliato!!! Fortunatamente so qual è stato il punto ingannevole, torno quindi indietro. Sento qualcuno che urla, sopra di me sulla sinistra c'è un pastore seduto su un sasso, con le capre, che mi urla qualcosa... mi spavento. Ritorno al bivio, non vedo nessuno e spero di non aver perso poi tanto... ma all'arrivo sono settimo, che nervoso!!! Chiedo spiegazioni agli organizzatori, che tra l'altro mi dicono di non aver mai visto un laghetto in Arabia Saudita... Mi viene in mente "Let's get lost!", lo slogan del canale satellitare Adventure One, e mi pare che riassuma bene la situazione. Saltiamo sul pulmino per rietrare in hotel, l'esperienza del bivacco è stata stupenda col tramonto, la natura, il gruppo... ma il desiderio di una buona doccia si fa sempre maggiore. Il viaggio è da paura: i pulmini fanno gara tra di loro, gli autisti si gasano e certi atti fanno temere per la nostra incolumità... per fortuna si arriva in hotel sani e salvi. Doccetta, cena... e a nanna presto.


GIORNO #6 - Il caldo

Di nuovo sveglia alle sei, che in Italia sono le quattro. Partenza da Al Sooda, a quasi 3000 metri d'altezza. Pronti... via... e mi cade la catena: ahahahah! Mi sorpassa tutto il gruppone, ma la rimetto su... e mi lancio in discesa recuperando posizioni, sono 25 km tutti all'ingiù tipo Bike X-Treme. Dopo un po', tuttavia, vedo a lato della strada Pippo che ha forato... mi fermo. Il fast esce dal buco nel copertone, non serve a nulla. Tolgo la mia ruota e gliela passo, ma è più larga della sua quindi i v-brake non si chiudono... tocca mettere una camera d'aria. Ora che riusciamo a rigonfiarla passano ben sedici minuti, misurati al suo cardio. Nel frattempo qualcuno si ferma a prestarci pompe etc, ma purtroppo non velocizziamo più di tanto... Ripartiamo in discesa, è una lunghissima pietraia quindi entrambi abbiamo paura di forare... scendiamo forte ma non fortissimo. Andiamo meglio nel wadi, un greto di torrente in secca largo fino ad un centinaio di metri... ma senza una goccia d'acqua! Una bella curiosità per noi geologi. In questo tratto rimontiamo ma il fondo è estenuante, a guardare l'altimetria è un lunghissimo falso piano... ma fatto a pietre, sabbia e pietroni che ti sfiancano e mettono a dura prova le bici. Comincia la salita "vera". E' dura, anzi durissima... faccio fatica, e mi stacco quasi subito da Pippo che ha un passo nettamente più forte. Il caldo si fa sentire, la strada è ripida ma larga una ventina di metri col sole implacabile. Vado a zigzag per cercare l'ombra delle rocce a lato della strada, sono anche rimasto senz'acqua. Dopo un po' finalmente vedo una cassa piena di bottiglie... non sarà mica un miraggio? No dai, impossibile che un miraggio abbia anche l'etichetta... prendo una bottiglia e ne bevo metà, l'altra me la verso in testa. Poco dopo, con lo sguardo basso, vedo un'ombra che mi passa sopra la testa ed è un grossissimo rapace che volteggia, forse attende un mio cedimento... Dai Andrea resisti! Finalmente lo scollinamento, mi faccio dare una lattina di redbull che bevo in un sorso, discesone finale e si arriva al traguardo: comunque arrivo 15°, non male con tutti i minuti persi... Passano pochi minuti però e non mi sento molto bene, la temperatura è di 39°C e mi riprendo un po' solo dopo essermi sdraiato per un'ora all'ombra. Siamo a Jizan Road, e la risalita verso Abha sarà lunga, quasi come lo Stelvio. Nel frattempo tutte queste situazioni cementano sempre di più il legame tra i "variopinti" componenti del gruppo, ci sentiamo tutti sulla stessa barca.


GIORNO #7 - Il precipizio

Guardando l'altimetria, la quarta tappa sembrava piuttosto semplice, con un saliscendi a strappi. Una tappa quindi adatta alle mie caratteristiche, ed ormai il desiderio di portare a casa una medaglia si fa sempre più forte. Ben consapevole, tuttavia, che ci sono tre corridori (Pippo, Vermeulen e Coddens) che sono più forti di me... e che quindi mi relegherebbero con facilità ai piedi del podio. Il viaggio verso la località di partenza è come al solito infinito, ed ormai quei bus risultano scomodissimi. Qualche pedalata di riscaldamento, oramai le gambe bruciano e basta davvero poco per essere pronti al via... Si parte, ed il copione è sempre lo stesso: si mette davanti Coddens, che è il vero e proprio gregario di Vermeulen. Dietro ai belgi, io e Pippo. Si continua a sbagliare strada, ai bivi finiamo spesso lunghi e ne approfitta un francese che si porta in testa. Usciamo sull'asfalto, c'è una salita abbastanza dura... passiamo via a doppia il francese, ma dopo un po' sono io che perdo contatto. Rimangono quindi davanti in tre, per una decina di km i secondi di distacco sono circa 20, dietro il francese ha un paio di minuti. Man mano che proseguiamo mi rendo conto che ormai non rientro più su nessuno davanti, e da dietro il francese non mi verrà a prendermi: ok faccio quarto, buono! Davvero suggestivo il paesaggio, sembra di stare sulla Luna! Vi sono grosse rocce nere, alternate ad altre rosa, che creano un aspetto a macchie colorate sul terreno: forse un incrocio tra la Luna e Marte. Negli spazi aperti davanti non vedo nessuno: deve essere che hanno accelerato parecchio... i minuti di distacco probabilmente ora sono tanti. Tuttavia, passano pochi km, mi volto, e... vedo Vermeulen che arriva col francese a ruota!!! Mi passano via forte, non riesco a mettermi alla loro ruota ed in quel momento realizzo che ero in testa!!! I primi tre avevano sbagliato strada... Ora quindi sono terzo, cerco di contenere il rientro di Coddens che viaggia ad una ventina di secondi da me. Non ce la faccio, pian piano rientra e mi metto alla sua ruota. Si esce sull'asfalto, e mi ricordo che avevano detto che da lì in poi si arrivava al traguardo. Tira sempre Coddens, col 44/11, andiamo fortissimo ma il francese pare un po' troppo avanti. Non vuole neanche il cambio, gli chiedo quanto manca ma non lo sa. Dopo un po' rallenta, e mi metto io a tirare, ma.... dopo qualche centinaio di metri mi trovo di fronte le bandiere dell'arrivo, quindi Coddens scatta e prende l'ultimo curvone in discesa davanti, io oramai non posso fare più niente... se non battere il pugno sul manubrio per aver perso il terzo posto in volata. Dopo un minutino arriva Pippo, abbastanza arrabbiato (comprensibilmente), e ci portiamo verso una terrazza che dà sul cosiddetto "precipizio", un bellissimo dirupo con un salto di centinaia di metri. Torniamo a casa, e come al solito si va a letto presto... domani ci sarà la tappa più dura.


GIORNO #8 - On a bike with no name

Milleduecento metri di dislivello in salita e ben tremila in discesa... è questo che ci aspetta. Partenza di nuovo da Al Sooda a 3000 metri, sono le otto e un quarto e scendiamo dai pulmini. C'è un vento fortissimo e gelido, tremiamo.... ma fortunatamente troviamo riparo dietro ad un muretto: non vediamo l'ora di partire così da scaldarci, siamo sicuri che scendendo di quota la temperatura sarà migliore. Viene dato il via, parto davanti io ma poco dopo mi superano in 4 o 5. Non scendo fortissimo nella prima parte, la discesa è molto veloce e non mi sento a mio agio. Molto meglio nella seconda parte, con più curve e rocce... rimonto un pochino. Ai piedi della discesa comincia subito la prima salita: raggiungo e stacco Chiotti, mentre il belga Coddens mi raggiunge. Durante la discesa tuttavia è successo un fattaccio, l'ultima cosa che dovrebbe succedere in una gara a tappe nel deserto: ho perso la borraccia. Situazione davvero grave... non so davvero come fare. Fortunatamente dopo un paio di tornanti l'organizzazione ha lasciato una cassa piena di bottigliette, mi fermo e ne metto una in tasca... ma il belga scappa, probabilmente non l'avrei tenuto lo stesso, ma chissà. Rimango da solo. La salita è come al solito durissima, pendenze anche del 20% e fondo ghiaioso, nei tornanti la ruota slitta e bisogna mettere giù il piede. Non vedo nessuno nè davanti nè dietro. Scollino, e la successiva discesa è velocissima... ma mi piace. Nel fondovalle si percorre un wadi in discesa, è molto pedalabile e c'è un sacco di pubblico. Il wadi ora diventa in salita, e così sarà per dieci km. Non è duro, ma ha una pendenza "fastidiosa"... sono ancora da solo, ed ogni tanto si attraversano branchi di cammelli (o forse dromedari, visto che hanno una gobba sola?!?). Mi viene in mente la canzone degli America, "A Horse With No Name"... nella mia testa la canticchio sostituendo "Horse" con "Bike", sembra raccontare bene questa avventura. Ogni tanto ci sono dei bambini a lato della strada che urlano frasi per incitarci (quantomeno ne hanno l'aria), mi corrono dietro cercando di battermi il cinque. C'è molta vegetazione, oserei quasi dire che siamo all'ombra... Finalmente il wadi finisce, si svolta a destra e sull'asfalto c'è una scritta: "Good luck - 1 km 31%". La scritta era falsa... I KM ERANO DUE ABBONDANTI!!! La salita è durissima, un po' come il muro di Sormano ma con pendenza maggiore. Metto il 22 davanti, e dietro alterno l'ultimo ed il penultimo. Sempre da solo. Non credo però di salire male, ma il distacco che ho preso nel wadi, dove avere qualcuno come punto di riferimento era fondamentale, è ormai sicuramente troppo. Sembra interminabile, e fa anche caldissimo... Io con l'handicap della borraccia sarei stato perso senza le casse d'acqua provvidenzialmente messe dagli organizzatori ogni 3-4 km... davvero dei grandi. Finalmente scollino, c'è l'ultima discesa... ancora a pietraia, sto ben attento a non bucare. Esco sull'asfalto, sempre da solo, ma davanti vedo Coddens che procede pian piano... ha bucato, mi fermo e gli dò il fast. Gli ultimi km sono in salita su asfalto, mi attraversa la strada un cammello che fa un rumore stranissimo con i piedoni... sembra che abbia le pantofole. Taglio finalmente il traguardo, quarto per il secondo giorno consecutivo... ma oggi non ho da recriminare nulla, i distacchi sono abbastanza generosi. Siamo in un villaggio di cultura yemenita: è davvero bello, ed abbiamo anche il tempo di entrare a visitare le casette che sono attrezzate in stile museo. Il ritorno è tramite cabinovia, una cabinovia svizzera, che percorre un salto altissimo tra i dirupi. Alla sera parliamo a lungo con dei ragazzi di Jeddah, che pare sia una città decisamente occidentale... e molto opulenta. Cliccate QUI per vedere un sito, cliccate a caso... a meno che non sappiate l'arabo. Domani ultima tappa, siamo contentissimi di questa esperienza... ma anche contentissimi che manchi solo l'ultima fatica.


GIORNO #9 - C'è qualcosa che non va...

Da due giorni Vermeulen dice che non attaccherà nell'ultima tappa... visto che è in testa sicuro del successo finale. Ok, bene... dopo due quarti posti oggi voglio impegnarmi al massimo per portare a casa finalmente una medaglia. La partenza è al pomeriggio, quindi dormiamo un pochino di più ed alle 13.30 siamo pronti per il via. I francesi continuano a cantare l'inno italiano, in segno di sfottò verso noi due... uno sfottò tuttavia simpatico, e non "cattivo". Pronti via, strappo duro di asfalto: Pippo si mette davanti, il ritmo è sostenuto ed io mi stacco, soffro sempre questo tipo di partenze. Nella discesa recupero, Coddens buca ancora ed io mi porto sul gruppetto dei primi. Ogni strappo viene preso abbastanza forte, è Pippo che prova sempre a scattare. Rimangono lui ed un francese, dietro a breve distanza io e Vermeulen. Mi chiede se ho mai vinto medaglie, e gli rispondo di no... mi dice "Ok, today it's your day", lui mi lascerà passare poichè non è interessato al podio di tappa. Discesone e strappo su roccia, raggiungo e stacco il francese, Vermeulen mi dice "ora hai conquistato la seconda posizione". Davanti ad una decina di secondi c'è Pippo, ma dopo un po' ci ritroviamo in un prato... abbiamo sbagliato strada. Di nuovo. Torniamo indietro ed usciamo sull'asfalto, ancora in salita, Pippo accelera di nuovo, dietro rimaniamo un'altra volta io e Vermeulen. Teoricamente dovrei avere la vita facile per la seconda piazza, ma... Vermeulen butta su il 44, si alza sui pedali e con uno scatto secco rientra su Pippo. Proprio non capisco... mi aveva detto che la seconda posizione era mia. Proseguo a tutta, ci sono dei valloni con pendenze vertiginose, in discesa si superano i 60 all'ora. Oramai non rientro più, sono troppo lontani... mi accontenterò della terza piazza. Comincia l'ultima salita, ma vedo che da dietro rientra Coddens che nel frattempo ha riparato dalla foratura: mi cadono le braccia, ho un cedimento morale improvviso... so già che mi verrà a prendere. Mi raggiunge, mi dice "Come on!" ma mi salta via subito, allo scollinamento, per staccarmi. E sì che ieri mi ero anche fermato a dargli il fast... usciamo sullo stradone che riconosco essere l'ultima discesa, cavolo oramai non rientro più neanche su di lui... sono già triste, mi sentivo già una bella medaglia al collo. Taglio il traguardo (posizionato di fronte all'hotel) quarto, per il terzo giorno consecutivo, a sei secondi da Coddens poichè nell'ultimo strappo sono salito più forte che potevo, ma non è servito a nulla. Rimango più di mezz'ora senza dire niente, sono triste... ed arrabbiato... non capisco il senso di venirmi a promettere un piazzamento e poi rubarlo all'ultimo, non sono stato io ad andare a chiederglielo. Come se ad un bambino promettessi un bel gelato, ma poi andiamo in gelateria... e me lo mangio io. Forse non l'hanno fatto con cattiveria, perchè con noi il rapporto è sempre stato buono, abbiamo sempre riso e scherzato assieme. Ma così non si fa. E' il penultimo giorno, domani faremo i turisti e poi saliremo sull'aereo.


GIORNO #10 - Ricordatevi, MAI mangiare durante la preghiera...

Il programma dell'ultimo giorno prevede la visita dal Principe della regione dell'Aseer, che riceverà una trentina di corridori. Ci fanno attendere in una sala, poi entra... con le guardie armate di spada. Prima di noi ha udienza con qualche altra persona, passa un arabo a darci uno strano thè torbido, dal sapore di erbe e spezie. E' il nostro turno, e uno ad uno andiamo a stringergli la mano presentandoci. E' comunque emozionante... inoltre al Principe viene regalata una maglia dell'Abha Trophy. Usciamo, e ci rechiamo al mercato per comprare qualche souvenir. Si possono trovare soprattutto vestiti e variopinte spezie, che hanno un odore fortissimo, mentre le anziane donne intrecciano collane con perline. Compro qualcosina, giusto per non tornare a mani vuote, dopo di che si va in hotel dove smontiamo le nostre bici per riporle nelle borse. Nel pomeriggio pare non ci sia nulla di programmato, quindi ci riposiamo in vista del lunghissimo viaggio verso casa. Pippo alle 16.30 circa scende per vedere di fare qualcosa, ma dopo pochi minuti ritorna dicendo "Gli altri vanno a vedere una città, sono già tutti sul pulmino". Io sono ancora a letto, ma in un attimo rifletto e deduco che anche io ci voglio andare... non voglio perdermi nulla, essendo tutti noi alla frenetica ricerca di ricordi ed emozioni da portare a casa. In tempo record sono pronto, salgo sul pulmino che è al completo e mi tocca sistemarmi, scomodissimo, seduto in terra di fianco all'autista che ogni tanto arriva un po' troppo lungo in frenata. La città è caoticissima. Tantissima gente, tantissime macchine, tantissimi negozi, tantissime bancarelle... ma è ora della preghiera, dobbiamo aspettare che finisca perchè riapra tutto quanto. Giriamo un poco, e preleviamo 100 RSA che dovrebbero essere circa 25 Euro. Faremo fatica a finirli... la vita costa poco, fuori dall'hotel. Dopo minuziosi giri per tutte le viette manca mezz'ora all'appuntamento per il ritorno, decidiamo quindi di mangiare qualcosa. Entriamo in un locale, una specie di bar, ed il cameriere ci porta un menù scritto in arabo. Non parla inglese, quindi a gesti cerchiamo di far capire cosa vogliamo... Nel frattempo ci raggiungono alcuni ragazzi dell'organizzazione, ed anche loro ordinano da bere e da mangiare. Ad un certo punto, però, arriva un anziano che alza la voce con i ragazzi del bar, la discussione si fa sempre più accesa anche se non capiamo il perchè. Siamo solo noi nel locale, spegne le luci e chiude la porta a chiave!!! Se ne va picchiando le mani sul vetro, e dicendoci di andarcene... noi non capiamo proprio nulla. Dopo cinque minuti ritorna, e stavolta se la prende con noi alzando la voce. Finita questa scenata ci fanno uscire da una porticina sul retro, senza neanche pagare... e dopo comprendiamo: abbiamo osato mangiare mentre era l'ora della preghiera. Ripartiamo, c'è organizzata la cena anche in hotel, vi ritorniamo tramite strade deserte in mezzo al nulla, dopo di che in tutta fretta si preparano le valigie. Alle 23.30 è l'ora di lasciare l'hotel, recandoci all'aeroporto, che raggiungiamo a mezzanotte. Mancano circa tre ore al nostro volo, riusciamo anche a dormire per qualche decina di minuti sdraiati sulle sedie... Non ci sono check-in etc, alle 4.00 finalmente saliamo sull'aereo e partiamo, ma dopo cinque minuti stiamo già tutti dormendo.


GIORNO #11 - Back home

Mi sveglio alle 8 circa, dopo una notte travagliata... gli stretti sedili dell'aereo non sono per nulla comodi, ogni tanto dovevo svegliarmi per cambiare posizione. Ci servono la colazione, ed il viaggio sembra procedere più velocemente di quello dell'andata, almeno per ciò che mi riguarda. Il ritiro dei bagagli si protende a lungo... dopo di che facciamo la seconda colazione, più decente, e cerchiamo un posto dove lasciare i bagagli per poter fare un giro in centro a Parigi. Dopo aver camminato a lungo, lo troviamo... ma si possono lasciare minimo per sei ore poichè per motivi di sicurezza le portano via e le riportano indietro dopo quel lasso di tempo. E' quasi mezzogiorno, l'aereo è alle 18.30, non ce la facciamo: dobbiamo passare la giornata in aeroporto. Riempiamo questa lunghissima giornata mangiando (ottimo il pranzo al Mc Donald's), dormicchiando, e girando per i (pochi) negozi. Alle 15.30 Pippo verrà chiamato per parlare in diretta su Radio 101 riguardo l'Abha Trophy, mancano pochi minuti, è abbastanza teso... ma il telefono gli cade di mano e si rompe! Morto, non si accende più. In extremis gli presto il mio, e quasi immediatamente lo chiamano... per un soffio stava per perdere un'ottima occasione. Decidiamo di festeggiare con un buon mezzo litro di birra, che anche a causa della privazione di alcol in arabia e soprattutto della stanchezza, si fa molto sentire... Il nostro volo per Zurigo è in ritardo, ma alla fine ci saliamo... dai che tra poco siamo a casa... Sbarchiamo a Zurigo, andiamo di corsa a prendere la coincidenza per Malpensa e finalmente siamo a Milano. Accompagno Pippo a prendere la macchina, a Somma Lombardo, dopo di che ci salutiamo e l'Abha Trophy 2007 è conclusa ufficialmente.


Si è chiusa una gara affascinante. Anzi non era una gara... era un'avventura, un'emozione, che spero di avervi trasmesso almeno in pare. L'Arabia Saudita è stupenda, mi verrebbe voglia di consigliarvi di visitarla ma purtroppo è chiusa al turismo, quindi questo non è possibile. Vi sono molte contraddizioni in questo Paese, ma la sensazione è che loro abbiano una gran voglia di "occidentalizzarsi" e di dimostrare che "sono come noi". Quasi imbarazzante la gentilezza e l'ospitalità dei locali, davvero premurosi così come gli organizzatori che caricavano/scaricavano per noi valigie e bici tutti i giorni. Un grazie anche a solobike.it, grazie al quale ho potuto vivere questa esperienza fantastica... e grazie all'amico e compagno di stanza Pippo... che è anche un bravo corridore.

Rimanete sintonizzati, il prossimo passo sarà inserire una photogallery con didascalie... e poi montare i numerosi filmati che ho realizzato.

A risentirci!
gattonfolo@gmail.com



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