Quest’anno c’era un po’ di preoccupazione poichè la conta totale dei partecipanti si era assestata a 68 persone. Un po’ difficile da gestire anche perchè, come detto, gli spazi sono quelli che sono (anche per quanto riguarda le docce ad esempio, solamente due).
L’appuntamento è per le 11.30 al rifugio, raggiungibile dopo un’oretta di cammino con tutto il materiale già caricato nello zaino poichè non si scenderà un’altra volta alla macchina. Mi metto quindi in viaggio da casa con largo anticipo, preoccupato per il traffico, alle 6.45. In strada però non c’è quasi nessuno... difatti in un attimo sono a Lecco, e da lì in poi c’è davvero il deserto. Mi accorgo di essere in anticipo... e me la prendo con calma. Entro in Valtellina, ed anche i principali paesi sono sgombri dal traffico. Arrivo quindi a Sondrio, e prendo per la Val Malenco. Si susseguono i tornanti, e dopo Chiesa la strada si fa più stretta ed impervia. La partenza è da Chiareggio, dove ho appuntamento con i pochi che conosco, per non fare la salita al rifugio da solo. Arrivo in loco ben prima degli altri... vado quindi in cerca di un bar per fare la seconda colazione. Scendendo dalla macchina ho modo di notare che splendida giornata sia: neanche una nuvola, sole caldo e paesaggio stupendo. Trovo un bar aperto, gestito da una signora davvero simpatica che mi fa mille domande su cosa stiamo andando a fare, per quanto tempo, etc etc... Torno indietro e vedo il parcheggio strapieno di macchine, sono arrivati quasi tutti. In un attimo siamo pronti per cominciare a salire. Dopo poche centinaia di metri, però, c’è il primo stop di carattere botanico. Io e la mia collega Daniela, però, cominciamo a salire. Lei è molto allenata e molto sportiva... difatti saliamo in poco tempo. L’aria non è caldissima, ma umidissima tanto che dopo una cinquantina di minuti arriviamo al rifugio madidi di sudore. A questo punto mi metto a prendere il sole, in attesa degli altri. Una volta arrivati tutti, i professori cominciano ad inquadrare cosa verrà fatto durante lo stage... ma poco dopo è già ora di pranzo, in rifugio, ottimo come da tradizione. Il programma per il pomeriggio prevede il sentiero glaciologico, non molto difficile, solo nella sua ultima parte impegnativo poichè si risale fin quasi la lingua del ghiacciaio, dove la pendenza è elevatissima. Già qui si segnalano i primi che “mollano”, evidentemente coloro che sono meno allenati. Ma da qui in poi i percorsi saranno sempre più impegnativi. Alla sera, dopo la cena, da programma una brevissima lezione sull’origine delle alpi, dopo di che cominciano i tradizionali “festini”. Per la prima volta non vi partecipo (lo so, sto diventando vecchio!!!) ma vado diretto a letto. La nostra stanza ha dei materassi su di un piccolo soppalco, e siamo in sette. La sveglia per il giorno seguente è alle 7.15, per la salita verso il Lago Pirola.
Suona la sveglia ed esco subito dal rifugio. L’aria è freddina, ma la giornata promette ancora bene: anche oggi neanche una nuvola in cielo. Colazione e via, sull’impervio sentiero tra le rocce. Dopo una pausa per osservare un acero millenario, riprendiamo il cammino sino alla cresta, per scollinare e scendere verso il lago. Lì i ragazzi effettuano delle analisi chimiche dell’acqua, che poi confronteranno con le informazioni geologiche. Ho tempo per farmi un giretto, insieme ad altre due persone, sull’altra sponda del lago. Il paesaggio non è mozzafiato... di più!!! Pranziamo con panini seduti sulle rocce, e dopo una pausa “geologica” si comincia a scendere. Non c’è vegetazione... tanto che io a fine giornata sarò COTTO su tutte le parti esposte al sole. Altra cena rifocillante, ed alla sera viene fatto un piccolo briefing per il giorno seguente, quando c’è in programma la “mitica” scalata al ghiacciaio. In molti rinunciano, a causa delle fatiche di questi giorni... ma ne restano una quindicina ben intenzionati ad arrivare in cima. Le due guide ricordano le principali misure di sicurezza da adottare... verranno fatte tre o quattro cordate. Purtroppo però per il giorno seguente è previsto brutto tempo, ma si decide di fare un tentativo comunque, stando ben attenti però a non fare niente di rischioso. Dal momento che i temporali dovrebbero arrivare al pomeriggio, si decide di metterci in cammino verso le 5.30 per essere di ritorno nel primo pomeriggio. Vado a letto subito dopo la breve lezione di stampo chimico, preparo lo zaino per il giorno seguente e cado subito nel sonno.
La sveglia suona alle 4.40. Un orario a cui sono più volte andato a letto, ma raramente ha rappresentato la mia sveglia. Inoltre, non ho dormito molte ore... ma fortunatamente sono abbastanza “attivo”. Scendo le scale ed esco per vedere le condizioni meteo. Purtroppo pioviggina, ed il ghiacciaio, nella debolissima luce, è immerso tra le nuvole. Ci si incontra quindi nel tinello, qualcuno addirittura ha già lo zaino sulle spalle. Si parla a bassa voce, si bisbiglia nell’immenso silenzio... anche per non disturbare chi è ancora a letto. Chi si è svegliato qualche minuto prima di noi ha assistito ad un violento temporale... tanto che si decide di non partire. A malincuore ognuno torna nella propria camera, e dopo pochi minuti ricomincia un altro fortissimo temporale: in effetti le condizioni sono davvero proibitive. Alle sette ci troviamo tutti per fare colazione, in tanti si stupiscono a vederci ancora al rifugio ma evidentemente non si sono accorti dei temporali. Veniamo quindi dirottati verso la Val Sissone, per campionare le acque del torrente ed osservare qualche minerale. Si sale perciò verso l’Alpe Zocca, fortunatamente non piove ma la salita è impegnativa. Scendiamo dall’altro versante, ma ad un certo punto ci fermiamo: forse la strada è sbagliata. Risaliamo. Dopo un po’ però si decide che quella originaria era la strada giusta... e torniamo indietro. La discesa verso il torrente è lunghissima... Giunti sul greto il gruppo si divide: qualcuno si occupa dell’aspetto chimico, mentre noi andiamo a fare un’altra oretta e un quarto di cammino verso degli affioramenti di roccia. Nel frattempo ci attraversa la strada una vipera... sibilante e soffiante (e molto arrabbiata!). Finita anche la parte geologica, torniamo indietro per risalire. Dopo diverse ore col sole a sprazzi, comincia a cadere qualche goccia.. e l’aria è umidissima. Subito si fa selezione all’interno del gruppo. A guidare tutti c’è la guida, noi siamo a ruota. Da qui in poi sarà agonismo puro. Il gruppetto si sfoltisce sempre di più, rimaniamo in sei, il passo è regolare ma sostenuto. Sbuchiamo sulla carrabile che porta al rifugio, ed in lontananza vediamo l’altro gruppetto partito prima di noi. Qualcuno prova a forzare ancora il passo, e rimaniamo in quattro. Non ho voglia di fare fatica.. anzi sì, e tengo chi mi precede. Un’ulteriore accelerata e siamo in tre in fuga, questa è gara. Facciamo fatica, ma nessuno dei tre molla. Allunghiamo ancora il passo, superiamo tanti del gruppetto partito prima, ed arriviamo all’ultima rampa, la più ripida. Gomiti larghi, ma ci controlliamo... ed arriviamo assieme, senza volata. Bagnatissimi per il sudore e per la pioggerellina. Mi cambio, io ho deciso di scendere dopo pranzo, mentre gli altri proseguiranno lo stage per un altro giorno. La mattinata è stata lunga, e mangiamo che sono ormai le 14.30. Nel frattempo si scatena una grandinata... posticipiamo di un po’ la discesa. Esce un timido sole, e ne approfittiamo... scendiamo quindi. La discesa passa in fretta, ma è lunghetta... alle 17.00 siamo alle macchine, ed alle 20.00 sarò a casa, con un po’ di rammarico per la mancata scalata al ghiacciaio ma comunque soddisfatto.
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